Pubblicato il 20 Settembre 2021 Da In Primo piano Con 4937 Letture

La pagina più nera della caccia in Sicilia.

Ieri è stata scritta la pagina più nera della caccia in Sicilia. Per la prima volta i cacciatori isolani non sono andati a caccia in regime di apertura generale. È stata di fatto esautorata una legge dello Stato italiano la 157 del 92, questo a seguito di un decreto cautelare del TAR di Catania del 7/9/2021 n. 503, che fra l’altro in taluni punti ne limitava l’attività ma non la precludeva totalmente.

In atto si potrebbero scrivere e dire fiumi di parole, ma la realtà ha messo in evidenza situazioni ormai ataviche, spaccando ancora più i cacciatori della Sicilia. Va infatti chiarito a priori che non vi è stata solo una causa scatenante il ricorso, come maldestramente si è detto e scritto, il motivo non è stata la Tortora Selvatica, né tanto meno il coniglio selvatico, né la pubblicazione del C.V. a fine Agosto e né tanto meno gli incendi, che in buonissima parte sono stati in luoghi già preclusi all’attività venatoria, ma tutte queste cose insieme oltre una lunga serie di altre motivazioni per lo più dettate da ideologie di parte ambientalistiche portate avanti da chi doveva scientificamente dare dati certi e non opinioni come l’ISPRA, vedasi art 7 della 157/92, e da una politica nazionale oggi totalmente avversa presa da altri interessi e non sempre aventi come scopo il bene della collettività.

Va anche detto che la gestione venatoria già da parecchi anni da parte della Regione Sicilia è molto lacunosa e approssimativa, non ultimo ma forse il più rilevante, la quasi scomparsa delle Ripartizioni Faunistiche Venatorie provinciali fatte diventare semplici uffici di supporto al Dipartimento Forestale, forse solo per accaparrarsi i proventi della tassa regionale dei cacciatori e di quel che resta della forza lavoro di questi uffici periferici, senza minimamente curarsi della vera importanza di questi e dei suoi molteplici ma essenziali adempimenti come previsto nell’art. 8 della 33/97 e nell’art. 9 della 157/92. Per non parlare di un ufficio centrale carente di tecnici faunistici e ricco di agronomi e funzionari amministrativi che poco hanno a che fare con la vera realtà della caccia e che anche nei semplici ed importanti adempimenti risultano assenti, smarriti ed inefficaci.

Oggi la misura è colma, la caccia in Sicilia è stata predata da politici che nella migliore delle ipotesi sono stati insensibili e hanno solo utilizzato i cacciatori come utile fonte di voti e da uffici in cui gestire è solo un termine molto lontano dalla realtà.  Siamo stati abbandonati agli eventi in cui oggi stiamo miseramente affogando. Le AA.VV. tutte già da tempo e in modi diversi, ma convergenti nella difesa dell’attività venatoria, si sono infrante contro un muro di gomma fatto da ignoranza, nella migliore delle ipotesi, e di menefreghismo generale, creando uno stato di scetticismo e incomprensione dei fatti da parte dei cacciatori tutti. A tal proposito mi permetto di aggiungere che siamo tutti bravi ad individuare il male. È il cercare di combatterlo ed agire di conseguenza che si fa la differenza e forse si ottiene qualche risultato.

Siamo di fatto oltre la frutta, stiamo per entrare nella stanza in cui tutti i residui di una disastrosa digestione vengono evacuati e da cacciatore sono amareggiato e disgustato nell’osservare come tante ed oneste persone vengono maltrattate, persone che non dimentichiamo hanno una licenza di porto d’armi legittimata da onestà e correttezza e che tengono da conto, oggi più che mai, l’ambiente. Non certo come certa gentaglia, totalmente in malafede, ci fa sovente e volutamente apparire cioè insensibili uccisori e bracconieri. 

Spero solo che cambi il vento, come lo è stato in atri Paesi dove hanno dato la giusta e corretta dignità al cacciatore.

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